Recenti analisi rivelano che quasi il 45% delle azioni S&P 500 ha un beta negativo su tre mesi, il che significa che si muovono in direzione opposta all'indice. Questa tendenza insolita è evidenziata da Goldman Sachs e confermata da CNBC, che ha notato che il 40% di queste azioni è negativamente correlato con l'indice.
L'S&P 500 è recentemente aumentato dell'1,5%, tuttavia 30 azioni hanno toccato minimi di 52 settimane mentre solo 7 hanno raggiunto nuovi massimi, uno scenario che ricorda il boom delle dot-com della fine degli anni '90. Questa divergenza è attribuita principalmente alla concentrazione delle performance tra alcune aziende tecnologiche mega-cap, che dominano i movimenti dell'indice.
Adam Turnquist di LPL Financial ha spiegato che la performance di un piccolo numero di azioni può influenzare significativamente l'indice, anche quando molte altre stanno sottoperformando. La bassa correlazione tra le azioni S&P 500 significa che i grandi movimenti delle singole azioni possono compensarsi a livello di indice.
Inoltre, settori come l'energia stanno contribuendo al fenomeno del beta negativo, con Evercore ISI che identifica 115 azioni S&P 500 con beta negativo, in particolare nei settori dell'energia, dei servizi pubblici e dei beni di consumo.
Gli analisti suggeriscono che se la leadership di mercato si allarga, il numero di azioni con beta negativo potrebbe diminuire, ma le condizioni attuali indicano un ambiente di investimento selettivo focalizzato sui beneficiari dell'IA.
Le letture estreme delle azioni con beta negativo potrebbero eventualmente tornare a norme storiche, ma le attuali dinamiche di mercato differiscono da quelle dell'era delle dot-com, poiché le aziende tecnologiche leader di oggi sono più consolidate con flussi di entrate solidi.