Le obbligazioni governative giapponesi (JGB) hanno recentemente raggiunto i loro rendimenti più alti dal 1996, con il rendimento a 10 anni che ha toccato il 2,901% e attualmente scambiato al 2,781%. Questo aumento è attribuito alla normalizzazione della politica della Banca del Giappone e alle preoccupazioni riguardanti i piani di spesa del Primo Ministro Sanae Takaichi.
Masahiko Loo, stratega senior di reddito fisso presso State Street Investment Management, ha osservato che i JGB stanno passando da 'non investibili' a 'investibili' man mano che i rendimenti aumentano, suggerendo che gli investitori vengono finalmente compensati per detenere queste obbligazioni.
Charles Gave, co-fondatore di Gavekal, ha sottolineato che le obbligazioni giapponesi, in particolare quelle a lungo termine, sono attualmente tra le più attraenti al mondo, raccomandando un portafoglio bilanciato composto per il 50% da azioni e per il 50% da obbligazioni per coloro che non hanno partecipazioni giapponesi.
Tuttavia, alcuni analisti, come Henning Potstada di DWS, sostengono che le obbligazioni europee rimangono più allettanti a causa di tassi di politica più elevati e migliori metriche di sostenibilità del debito.
Lauren Hyslop di Mattioli Woods ha evidenziato un ritorno selettivo degli investitori stranieri nel mercato, in particolare nel segmento a 20-30 anni, poiché i rendimenti hanno superato il 3,5%. Ha avvertito che le posizioni ultra-lunghe comportano rischi, in particolare se il rendimento a 30 anni supera il 4,5%.
Il governo giapponese sta anche incoraggiando i fondi pensione, incluso il GPIF, a investire di più in attività domestiche, il che potrebbe stabilizzare il mercato obbligazionario.
Nonostante l'aumento dei rendimenti, le incertezze riguardanti le pressioni fiscali e le politiche sui tassi della Banca del Giappone continuano a scoraggiare alcuni investitori, aggravate dalle tensioni geopolitiche che influenzano i rendimenti globali.