L'Iran ha intensificato i suoi attacchi contro le navi commerciali nello Stretto di Hormuz, con quasi 20 attacchi segnalati nell'ultimo mese, secondo il Joint Maritime Information Center. Questa escalation minaccia la fragile ripresa delle esportazioni di petrolio greggio dal Golfo Persico, che sono state fluttuanti a causa del conflitto in corso.
Nel terzo trimestre, l'Iran ha attaccato circa due navi per ogni 100 che hanno attraversato lo stretto. L'impegno dell'esercito statunitense a proteggere i petroliere lungo una rotta meridionale è diventato cruciale, ma gli analisti avvertono che questo accordo è finanziariamente insostenibile.
Bob McNally, presidente di Rapidan Energy, ha osservato che il metodo attuale di trasporto del petrolio, che prevede il trasferimento di greggio dai petroliere in Hormuz ad altre navi nel Golfo di Oman, è inefficiente e costoso.
Nonostante un certo recupero nelle spedizioni di petrolio, che recentemente hanno raggiunto una media di circa 10,3 milioni di barili al giorno, questo dato rimane circa il 23% al di sotto dei livelli prebellici.
I costi elevati associati al trasporto, inclusi l'aumento delle tariffe di nolo e delle assicurazioni, sono saliti a 1 milione di dollari al giorno per petroliere, riflettendo i rischi marittimi elevati. I prezzi del petrolio Brent rimangono vicini ai 100 dollari al barile, indicando che il mercato non considera le attuali condizioni di spedizione come sostenibili.
La Guardia Rivoluzionaria iraniana continua a esercitare il controllo sullo stretto, complicando ulteriormente la situazione della sicurezza.
Richard Meade, direttore di Lloyd's List, ha sottolineato che, sebbene i flussi di petrolio siano migliorati, la sicurezza complessiva della navigazione nella regione non è migliorata, portando a un ambiente operativo più complesso e costoso per gli spedizionieri.