A luglio, le importazioni di petrolio greggio della Cina sono aumentate a circa 29,3 milioni di tonnellate, segnando una ripresa rispetto ai minimi decennali di giugno, sebbene questo aumento sia probabilmente temporaneo. I dati ufficiali delle dogane forniti da Wind Information indicano che le importazioni sono diminuite del 24% su base annua, un miglioramento rispetto al calo del 41% di giugno.
L'iniziale aumento delle importazioni è stato attribuito a una breve riapertura dello Stretto di Hormuz, rapidamente compromessa da nuovi attacchi alle navi, che hanno portato a un significativo calo del traffico marittimo.
Gli analisti, tra cui Julian Evans-Pritchard di Capital Economics, suggeriscono che l'aumento recente delle importazioni potrebbe fermarsi o invertire a agosto, poiché si prevede che i raffinatori si affidino maggiormente alle scorte esistenti piuttosto che a nuovi acquisti, specialmente con l'aumento dei prezzi del petrolio.
Le riserve strategiche della Cina, vicine a 1,4 miliardi di barili, forniscono un margine che riduce l'urgenza di aumentare le importazioni. Tianchen Xu dell'Economist Intelligence Unit ha osservato che la Cina è probabile che agisca come acquirente opportunistico, aspettando una de-escalation sostenuta delle tensioni che potrebbe abbassare i prezzi prima di aumentare gli acquisti.
La situazione rimane fluida, con il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz significativamente ridotto, indicando rischi geopolitici in corso che potrebbero influenzare i livelli futuri delle importazioni.