L'Iran ha intensificato i suoi attacchi alle petroliere in transito nello Stretto di Hormuz, con undici navi colpite nella settimana che si è conclusa il 4 ottobre, segnando il numero più alto di attacchi dall'inizio del conflitto a febbraio.
Questa escalation fa parte della strategia dell'Iran di affermare il controllo su rotte marittime chiave e interrompere la ripresa delle esportazioni di greggio, che erano tornate ai livelli prebellici a settembre. L'esercito statunitense ha scortato le navi attraverso una rotta più sicura lungo la costa dell'Oman, ma l'aumento degli attacchi ha significativamente aumentato i rischi marittimi.
In particolare, le esportazioni di greggio attraverso Hormuz sono scese a 8,5 milioni di barili al giorno, circa il 40% al di sotto dei livelli normali, mentre i trasportatori navigano in questi pericoli accresciuti. Gli analisti avvertono che la situazione attuale non è sostenibile, con almeno 24 marinai segnalati morti dall'inizio del conflitto.
La Guardia Rivoluzionaria Iraniana ha indicato che estenderà le sue operazioni oltre Hormuz, minacciando la sicurezza marittima più ampia nel Golfo Persico. Questa situazione potrebbe portare a ulteriori interruzioni nell'offerta di petrolio, influenzando i mercati globali e potenzialmente facendo aumentare i prezzi.