Mercoledì, i futures del petrolio Brent sono aumentati dell'1,22% a 110,13 dollari al barile, mentre il petrolio West Texas Intermediate degli Stati Uniti è salito dell'1,11% a 98,92 dollari al barile.
L'aumento dei prezzi è attribuito a preoccupazioni crescenti per le interruzioni dell'offerta in Medio Oriente, in particolare dopo gli incidenti che coinvolgono le Guardie Rivoluzionarie iraniane, che hanno riportato che mine navali hanno preso di mira tre petroliere nello Stretto di Hormuz.
Inoltre, i militanti Houthi dello Yemen hanno rivendicato la responsabilità per gli attacchi alle strutture di Saudi Aramco, aggravando ulteriormente le tensioni regionali.
Questi sviluppi hanno portato a un significativo aumento dei costi di spedizione del petrolio a livello globale, con la tariffa media di trasporto del greggio che ora supera i 20 dollari al barile, rispetto ai soli 3 dollari di un anno fa.
Goldman Sachs ha osservato che i premi per il rischio di guerra legati allo Stretto di Hormuz rappresentano circa 7 dollari di questo aumento, mentre costi aggiuntivi derivano dai trasferimenti da nave a nave al di fuori del Golfo Persico.
La banca d'investimento ha avvertito che questi costi di spedizione elevati potrebbero creare disparità di prezzo più ampie tra i gradi di greggio, mettere sotto pressione i margini di profitto dei raffinatori e, infine, portare a prezzi più elevati dei carburanti raffinati.
Gli analisti di Goldman Sachs hanno evidenziato che i raffinatori asiatici sono particolarmente colpiti, il che potrebbe minacciare la loro produzione di prodotti raffinati e contribuire all'aumento dei prezzi globali.