Starbucks ha aperto due negozi a Urumqi, nello Xinjiang, dopo aver venduto una partecipazione del 60% nelle sue operazioni in Cina a Boyu Capital ad aprile. Questa decisione ha suscitato forti critiche da parte dei legislatori statunitensi, con il Comitato Selezionato della Camera sui temi cinesi che l'ha definita 'scioccante e moralmente fallita'.
La controversia deriva da accuse di violazioni dei diritti umani nello Xinjiang, dove gli Stati Uniti hanno imposto restrizioni all'importazione a causa di preoccupazioni legate al lavoro forzato. Boyu Capital, che ha forti legami con l'élite politica cinese, sembra dare priorità alle opportunità commerciali interne piuttosto che a un possibile contraccolpo da Washington.
Gli analisti suggeriscono che l'espansione di Starbucks nello Xinjiang potrebbe non essere puramente commerciale, poiché le autorità cinesi sono ansiose di mostrare stabilità nella regione attirando marchi globali.
Il contesto economico è notevole, poiché lo Xinjiang rimane una delle regioni più povere della Cina, con un reddito disponibile pro capite rurale che ha appena superato i 20.000 yuan (2.983 dollari) lo scorso anno.
Questa espansione potrebbe stabilire un precedente su come le aziende americane affrontano le tensioni geopolitiche con la Cina, poiché un eventuale ritiro di Starbucks sotto pressione statunitense potrebbe segnalare ad altre aziende che le considerazioni politiche possono sovrastare gli impegni commerciali, complicando future negoziazioni con partner cinesi.