In preparazione alla riunione della Federal Reserve del 15-16 settembre, il presidente Trump e altri funzionari dell'amministrazione stanno esortando pubblicamente la Fed a non aumentare i tassi d'interesse, con alcuni che suggeriscono addirittura un taglio.
Questo segna un'escalation significativa della pressione, poiché Trump ha minacciato di imporre dazi sui paesi con surplus commerciali a meno che la Fed non agisca per abbassare i tassi.
Il consigliere economico senior Peter Navarro ha criticato il potenziale aumento dei tassi della Fed come 'sconsiderato', mentre il vicepresidente JD Vance e il segretario al Tesoro Scott Bessent hanno ribadito le richieste di tassi più bassi.
La posizione dell'amministrazione è particolarmente notevole in vista delle prossime elezioni di medio termine, dove l'aumento dei prezzi e dei tassi d'interesse sono preoccupazioni chiave per gli elettori. Nonostante questa pressione, il presidente della Fed Kevin Warsh ha sostenuto che la banca centrale opera in modo indipendente e non è stata influenzata dall'amministrazione.
Attualmente, il mercato assegna una probabilità del 60% a un aumento dei tassi, sostenuta da un forte rapporto sull'occupazione, sebbene l'inflazione rimanga una preoccupazione per i funzionari della Fed. L'amministrazione sostiene che la crescita economica dovrebbe portare a tassi più bassi, sfidando le teorie economiche tradizionali che collegano la crescita ai rischi inflazionistici.
Man mano che la situazione si sviluppa, il prossimo rapporto sull'Indice dei Prezzi al Consumo sarà cruciale per determinare i prossimi passi della Fed riguardo ai tassi d'interesse.