Il presidente Trump ha espresso entusiasmo per i dati più recenti sull'indice dei prezzi al consumo (CPI), che hanno mostrato un'inflazione superiore al 4% per la prima volta in tre anni, principalmente a causa dell'aumento dei prezzi dell'energia legato al conflitto in corso in Iran.
Tuttavia, questo sentimento contrasta nettamente con le esperienze delle famiglie statunitensi, che stanno avvertendo la pressione finanziaria mentre l'inflazione supera la crescita salariale. Secondo il Bureau of Labor Statistics, i guadagni orari medi sono aumentati solo del 3,4% su base annua, mentre l'inflazione al 4,2% erode effettivamente il potere d'acquisto.
Esperti finanziari, tra cui Stephen Kates di Bankrate, hanno osservato che molte famiglie americane stanno vivendo una crescita negativa dei guadagni reali, rendendo difficile mantenere il loro tenore di vita. Il Joint Economic Committee stima che gli effetti combinati dei dazi e della guerra in Iran potrebbero costare a ciascuna famiglia oltre $3.100 fino a metà 2026.
Inoltre, il tasso di risparmio personale è sceso al livello più basso dal 2022, indicando che i consumatori stanno lottando per risparmiare in mezzo all'aumento dei costi per beni essenziali come generi alimentari e benzina.
I commenti di Trump su un potenziale accordo di pace con l'Iran e la riapertura dello Stretto di Hormuz suggeriscono ottimismo per una diminuzione dei prezzi del petrolio, ma gli esperti avvertono che gli effetti inflazionistici del conflitto potrebbero persistere anche dopo una risoluzione.
La media nazionale dei prezzi della benzina è aumentata a $4,13 per gallone, rispetto a $3,12 di un anno fa, evidenziando la continua pressione finanziaria sui consumatori. I responsabili delle politiche della Federal Reserve sono anche preoccupati che un conflitto prolungato possa portare a elevate aspettative di inflazione a lungo termine.