Venerdì, i prezzi del petrolio greggio hanno registrato un notevole aumento, con i futures del Brent che hanno toccato un picco di $110 al barile prima di chiudere a $109,86, segnando un aumento del 3,7%. Anche il West Texas Intermediate (WTI) degli Stati Uniti è aumentato del 3,5% per stabilirsi a $101,41 al barile.
I guadagni di questa settimana sono stati sostanziali, con il WTI in aumento di oltre il 10% e il Brent quasi del 5%. L'impennata dei prezzi è attribuita all'aumento delle tensioni nello Stretto di Hormuz, dove l'Iran ha intensificato gli attacchi, e i militanti Houthi hanno preso di mira l'Arabia Saudita, inclusi attacchi missilistici che hanno minacciato le infrastrutture petrolifere.
L'esercito saudita ha riportato di aver intercettato missili diretti al suo terminal petrolifero, e gli attacchi alle navi marittime nella regione hanno sollevato preoccupazioni riguardo a possibili interruzioni dell'offerta di petrolio.
Inoltre, l'impegno dell'Ucraina di colpire le raffinerie russe in rappresaglia per gli attacchi in corso ha ulteriormente contribuito all'aumento dei prezzi del diesel, che ora sono oltre il 70% più alti rispetto all'anno scorso, con una media di $6,33 al gallone negli Stati Uniti.
La situazione è aggravata da un significativo calo delle scorte di petrolio greggio negli Stati Uniti, che sono diminuite di oltre 8 milioni di barili a causa delle interruzioni della produzione dovute all'uragano Isaias. Questi sviluppi indicano un ambiente di mercato volatile che potrebbe avere effetti duraturi sui prezzi del petrolio e sulle catene di approvvigionamento.