Il presidente Donald Trump ha emesso un ordine esecutivo che rinuncia a sanzioni e tariffe chiave relative alla Russia, che dovevano essere attuate ai sensi della Lindsey O. Graham Sanctioning Russia and Iran Act del 2026.
Questa legge mirava ad aumentare la pressione sulla Russia dopo la sua invasione dell'Ucraina nel 2022, imponendo tariffe fino al 100% sui beni provenienti dai principali importatori di petrolio e gas russi.
La rinuncia di Trump, giustificata come nell'interesse nazionale, arriva in un contesto di aumento dei prezzi del petrolio e di critiche sia da parte dei Democratici che di alcuni Repubblicani che sostengono che minaccia il supporto degli Stati Uniti per l'Ucraina. La rinuncia rimarrà in vigore fino a quando Trump o i suoi funzionari non decideranno diversamente.
Questa decisione ha suscitato reazioni negative da parte del rappresentante statunitense Don Beyer, che ha accusato Trump di capitolare di fronte al presidente russo Vladimir Putin, e ha sollevato preoccupazioni tra paesi come Cina e India riguardo alle implicazioni delle sanzioni statunitensi.
Il contesto politico è significativo, poiché si avvicinano le elezioni di metà mandato, e le azioni di Trump potrebbero influenzare sia le percezioni interne che internazionali della politica estera degli Stati Uniti.