Le recenti elezioni di metà mandato negli Stati Uniti non hanno alleviato le crescenti tensioni con l'Iran, poiché i prezzi del petrolio greggio sono scesi di oltre il 16% dopo i commenti del Vicepresidente JD Vance che collegavano la sconfitta dei Repubblicani al conflitto in corso.
Gli analisti, tra cui Helima Croft di RBC Capital Markets, hanno notato un netto contrasto tra l'ottimismo del mercato e la realtà di un'attività militare crescente nel Golfo.
Gli attacchi a petroliere e i lanci di missili da parte degli alleati iraniani in Yemen hanno accresciuto le paure di un rinnovato combattimento, con la società di consulenza Rapidan Energy che stima un'80% di possibilità che il conflitto riprenda.
Il Presidente Trump ha indicato che una decisione potenziale su azioni militari contro l'Iran è imminente, sottolineando il suo impegno a prevenire che l'Iran acquisisca armi nucleari.
I prezzi attuali del petrolio si aggirano intorno ai 90 dollari per il greggio statunitense e oltre 97 dollari per il Brent, con previsioni che potrebbero superare i 100 dollari se le ostilità dovessero intensificarsi.
Il panorama politico complica la situazione, poiché è improbabile che il Congresso approvi una risoluzione sui poteri di guerra fino a quando i Democratici non prenderanno il controllo a gennaio, e Trump mantiene la possibilità di porre il veto a tali misure.
La situazione rimane fluida, con il Leader Supremo dell'Iran che suggerisce che l'instabilità statunitense è aumentata dopo le elezioni, mentre gli sforzi diplomatici sembrano bloccati. Il potenziale per significativi aumenti dei prezzi della benzina e dei carburanti è in agguato se le azioni militari riprendono.