I legislatori francesi hanno votato all'unanimità contro i piani di bilancio del governo per il 2027, che miravano a ridurre la spesa di 54 miliardi di euro (61,8 miliardi di dollari) per affrontare un deficit crescente e placare le preoccupazioni del mercato obbligazionario.
Il rifiuto riflette le sfide affrontate dal governo del Primo Ministro Sebastien Lecornu in un'Assemblea Nazionale frammentata, dove nessun partito detiene una maggioranza.
Dalle elezioni anticipate del 2024, che hanno portato a un parlamento appeso, il governo ha fatto affidamento sull'Articolo 49.3 della costituzione per far passare i bilanci senza voto, sebbene ciò abbia portato a minacce di mozioni di sfiducia. L'attuale deficit di bilancio si attesta al 5,1% del PIL, e il debito nazionale è al 115,6% del PIL, suscitando allarmi tra gli investitori.
Sono scoppiate proteste in tutta la Francia, inizialmente innescate da manifestazioni studentesche sul finanziamento dell'istruzione, che sono sfociate in disordini diffusi e danni significativi alle proprietà stimati in oltre 1 miliardo di euro (1,1 miliardi di dollari).
Gli analisti suggeriscono che i prossimi passi del governo potrebbero comportare l'invocazione di poteri speciali per approvare il bilancio senza l'approvazione parlamentare, sebbene esprimano scetticismo riguardo al raggiungimento della riduzione del deficit prevista a causa della debole crescita economica.
Le prospettive per la Francia rimangono difficili, con bassa fiducia e domanda interna, ma gli esperti non prevedono un'imminente collasso dell'economia.