Nel loro nuovo libro, 'The Next China Is Still China', Nick Leung e Joe Ngai di McKinsey sostengono che la Cina non è sull'orlo di una stagnazione simile a quella del Giappone nel passato, né sta affrontando un significativo disaccoppiamento dagli Stati Uniti.
Sottolineano che, sebbene il mercato dei consumatori cinesi sia lento e il settore immobiliare sia sotto pressione, il predominio della Cina nella produzione globale e i suoi investimenti in tecnologie avanzate rimangono forti.
Leung fa notare che molte aziende statunitensi ed europee stanno vivendo delusioni a causa di un cambiamento dalla loro precedente dominanza di quota di mercato in Cina, che era spesso maggiore rispetto ad altre regioni. Questa delusione è aggravata da una competizione intensa all'interno della Cina, portando a quello che Ngai descrive come 'involuzione'.
Nonostante queste sfide, enfatizzano che le multinazionali devono investire in Cina per mantenere la rilevanza in un vasto mercato dei consumatori e per competere efficacemente in altri mercati dove le aziende cinesi si stanno espandendo.
L'articolo tocca anche la rapida crescita di aziende cinesi come Mixue, che si è espansa in modo aggressivo ma ha affrontato un calo dei profitti a causa dell'aumento dei costi. Inoltre, si nota che molte aziende straniere stanno esplorando partnership con fondi di private equity cinesi, sebbene gli accordi effettivi siano ancora limitati.
In generale, l'analisi di McKinsey suggerisce che per molte aziende ignorare la Cina non è un'opzione praticabile, poiché il paese continua a essere un attore critico nell'economia globale.