Ad agosto, l'indice dei prezzi alla produzione (PPI) della Cina è aumentato del 3,8%, superando le aspettative degli economisti del 3,6% e il 3,5% di luglio. Questo aumento è attribuito ai prezzi globali delle materie prime più elevati e a un effetto base favorevole, piuttosto che a un significativo aumento della domanda interna, che rimane debole.
I prezzi al consumo sono aumentati dello 0,8% su base annua, in linea con le previsioni e mostrando un'accelerazione rispetto al guadagno dello 0,5% di luglio. L'indice dei prezzi al consumo core (CPI), escludendo cibo ed energia, è salito all'1%, indicando una leggera pressione inflazionistica.
Dong Lijuan, statistico capo dell'Ufficio Nazionale di Statistica, ha osservato che il rimbalzo dell'inflazione è influenzato dai prezzi volatili delle materie prime globali e dagli aumenti stagionali dei prezzi alimentari.
Tuttavia, Nguyen Hoang Nam di Capital Economics ha sottolineato che l'inflazione alla porta della fabbrica è principalmente visibile nei settori energetici, mentre i prezzi dei beni di consumo continuano a diminuire, riflettendo una domanda debole e un'eccesso di capacità. I prezzi dell'elettronica sono aumentati a causa della carenza globale di chip di memoria.
Guardando al futuro, Nam prevede un possibile allentamento dell'inflazione sia dei prezzi al consumo che dei prezzi alla produzione se i flussi energetici si stabilizzano.
Danske Bank ha rivisto al ribasso la sua previsione di crescita del PIL per la Cina al 4,6% per il 2026, citando dati deludenti sui consumi e un'economia domestica stagnante caratterizzata da prezzi delle abitazioni in calo e da una debole spesa dei consumatori.
Il tasso di disoccupazione giovanile ha raggiunto il 17,9% a luglio, il più alto da agosto 2025, sottolineando ulteriormente le sfide economiche che la Cina deve affrontare.