Il Bureau of Labor Statistics ha riportato che l'indice dei prezzi alla produzione è aumentato dell'1,3% a settembre, segnando un incremento del 6,3% su base annua, entrambi i dati superano le aspettative degli economisti. Questo aumento è attribuito principalmente all'escalation dei prezzi dell'energia legata al conflitto in corso in Medio Oriente, che ha interrotto l'offerta di petrolio.
Il PPI core, escludendo cibo ed energia, è aumentato dello 0,7% mensilmente e del 5% annualmente. Inoltre, l'indice dei prezzi al consumo (CPI) ha riflesso anche tendenze inflazionistiche, con un aumento dello 0,6% da agosto a settembre e un incremento del 3,7% su base annua.
I dati sulle vendite al dettaglio hanno indicato una crescita dello 0,8% a settembre, sebbene questo rappresenti un rallentamento rispetto al mese precedente. La combinazione di prezzi in aumento e vendite al dettaglio in rallentamento suggerisce che i consumatori stanno iniziando a ridurre la spesa, potenzialmente impattando la crescita economica.
Di conseguenza, c'è un'aspettativa crescente tra i trader che la Federal Reserve possa aumentare i tassi d'interesse nella sua prossima riunione, con la probabilità ora quasi al 34%, in aumento rispetto a meno del 18% di una settimana fa.
Chris Zaccarelli, chief investment officer di Northlight Asset Management, ha osservato che i dati inflazionistici persistenti potrebbero costringere la Fed ad agire prima delle elezioni di medio termine, il che potrebbe avere implicazioni più ampie per il potere politico a Washington.