Martedì, i prezzi del petrolio hanno continuato a salire per il secondo giorno consecutivo, con i futures del Brent per la consegna di novembre che sono aumentati dell'1,22% a 106,56 dollari al barile, mentre i futures del West Texas Intermediate degli Stati Uniti sono aumentati di oltre l'1% a 93,57 dollari al barile.
L'aumento è attribuito a preoccupazioni crescenti riguardo al conflitto prolungato in Medio Oriente, nonostante gli sforzi diplomatici in corso per alleviare le tensioni.
Il Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha indicato che si stanno svolgendo colloqui indiretti tra Iran e Stati Uniti attraverso mediatori qatarioti, che potrebbero influenzare i futuri prezzi del petrolio a seconda dei progressi compiuti.
Mahmoud Mashal, un analista di mercato senior di VT Markets Dubai, ha osservato che eventuali avanzamenti significativi nei negoziati potrebbero portare a una diminuzione dei prezzi del greggio.
Tuttavia, persistono preoccupazioni riguardo all'infrastruttura energetica e alle rotte di approvvigionamento nella regione, in particolare a causa delle rinnovate tensioni tra l'Arabia Saudita e gli Houthi. Lo Stretto di Hormuz rimane un punto critico, poiché in precedenza rappresentava il 20% dell'offerta mondiale di petrolio.
Inoltre, l'ex Presidente Trump ha espresso l'intenzione di riprendere azioni militari contro l'Iran, il che potrebbe ulteriormente complicare la situazione e influenzare i mercati petroliferi.